Il caso spiegato

Caso concessioni balneari: l'Adunanza Plenaria sulla scadenza dei titoli

6 min di lettura · Aggiornato a luglio 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, in particolare da Il Sole 24 Ore e La Repubblica, la vicenda delle concessioni balneari ha raggiunto un passaggio cruciale nel settembre 2024. Al centro della questione vi sono l'efficacia dei titoli in essere e l'obbligo di avviare procedure di evidenza pubblica trasparenti, in linea con i principi di concorrenza stabiliti dal diritto dell'Unione europea. La pronuncia dell'Adunanza Plenaria mira a ricondurre a sistema un quadro normativo che ha visto lo Stato italiano e la Commissione UE contrapposti per oltre un decennio. Nel presente contributo si analizzano l'evoluzione giurisprudenziale e i profili di incompatibilità tra la normativa nazionale e quella comunitaria, per poi esaminare, mediante un caso gemello a scopo didattico, l'applicazione pratica di tali complessi principi nella prassi professionale.

In sintesi

Il contributo analizza il contrasto tra le proroghe legislative nazionali e la direttiva Bolkestein. L'Adunanza Plenaria ha ribadito l'obbligo per la pubblica amministrazione di disapplicare le norme interne che dispongono il rinnovo automatico delle scadenze in assenza di evidenza pubblica. Il d.l. 131/2024 tenta una mediazione introducendo un indennizzo a favore del concessionario uscente e differendo i termini al 2027. Nodo centrale della materia rimane la valutazione circa la scarsità della risorsa naturale e la tutela del legittimo affidamento degli operatori storici.

  1. Il fatto

    La vicenda trae origine dal risalente contenzioso relativo alla gestione del demanio marittimo. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore e Il Foglio, la giurisprudenza amministrativa ha progressivamente invalidato le proroghe automatiche previste dal legislatore italiano.

    L'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, nell'esercizio della propria funzione nomofilattica, ha fissato una scadenza perentoria al 31 dicembre 2023, stabilendo che oltre tale termine le concessioni avrebbero perso ogni efficacia. Ciononostante, il Governo è intervenuto con il d.l. Salva-infrazioni di settembre 2024 (d.l. 131/2024), al fine di differire i termini.

    La fase attuale attiene all'attuazione normativa post-giudiziale: i Comuni sono tenuti a bandire le gare di evidenza pubblica, mentre prosegue l'interlocuzione con la Commissione UE in merito alla valutazione sulla scarsità della risorsa.

  2. Le norme in gioco

    Il quadro normativo è dominato dall'art. 12 della Direttiva Bolkestein (2006/123/CE), che impone l'espletamento di procedure di selezione imparziali e trasparenti in presenza di risorse naturali scarse. A livello nazionale, rilevano l'art. 37 del Codice della Navigazione, ormai depurato del cosiddetto diritto di insistenza, e il d.l. 131/2024.

    Quest'ultimo ha introdotto l'obbligo per il concessionario subentrante di corrispondere un indennizzo al concessionario uscente a fronte degli investimenti non ammortizzati. La violazione del diritto unionale comporta l'obbligo di disapplicazione della norma o dell'atto amministrativo illegittimo, oltre al rischio di procedure di infrazione e sanzioni a carico dello Stato italiano da parte della Corte di Giustizia UE.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza amministrativa e unionale ha chiarito che il diritto dell'Unione Europea prevale sulla legge nazionale contrastante. I giudici hanno sancito che le pubbliche amministrazioni sono tenute a disapplicare le norme interne di proroga automatica, in quanto incompatibili con la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi.

    L'orientamento consolidato esclude la configurabilità di un legittimo affidamento del privato sulla prosecuzione del rapporto concessorio oltre la scadenza, in particolare per i titoli rilasciati o rinnovati successivamente al 2006. La Corte di Giustizia UE ha inoltre precisato che l'obbligo di gara sussiste ogniqualvolta si riscontri la scarsità della risorsa naturale.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    1. Verificare sempre la compatibilità della normativa nazionale con le direttive UE prima di programmare o assentire investimenti a lungo termine.

    2. Predisporre una documentazione analitica degli investimenti effettuati, per consentire la quantificazione degli indennizzi spettanti in ipotesi di subentro di un nuovo concessionario.

    3. Valutare con attenzione i profili di responsabilità della dirigenza pubblica: la disapplicazione della norma interna contrastante con il diritto unionale costituisce un dovere d'ufficio la cui inosservanza comporta rilevanti profili di responsabilità.

Riferimenti: Direttiva 2006/123/CE, Art. 12Codice della Navigazione, Art. 37Legge 118/2022DL 131/2024

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAM

Domande frequenti

Quali sono le sanzioni per l'occupazione di spiagge con concessione scaduta?

L'occupazione dello spazio demaniale oltre la scadenza del titolo può configurare il reato di abusiva occupazione di spazio demaniale (art. 1161 Cod. Nav.), oltre a comportare sanzioni amministrative pecuniarie e l'adozione dell'ordine di sgombero e ripristino dei luoghi.

Come si calcola l'indennizzo per il concessionario uscente?

Ai sensi del d.l. 131/2024, l'indennizzo è determinato sulla base del valore contabile degli investimenti non ammortizzati e del valore dei beni immobili non amovibili realizzati sul demanio, previa perizia asseverata condotta da un professionista abilitato.

È possibile una nuova proroga delle concessioni balneari?

La giurisprudenza amministrativa e unionale esclude la legittimità di nuove proroghe automatiche e generalizzate. Eventuali ulteriori rinvii legislativi sono destinati alla disapplicazione da parte dei giudici e delle amministrazioni per contrasto con il diritto dell'Unione europea.

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