Il caso spiegato

Maxi-ricorso Concorso Giustizia: il verdetto sull'uso degli algoritmi

6 min di lettura · Aggiornato a giugno 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La vicenda dei maxi-concorsi del Ministero della Giustizia per il reclutamento PNRR, sviluppatasi tra il 2021 e il 2023, ha sollevato questioni rilevanti sulla trasparenza digitale. Secondo quanto riportato da testate quali Il Messaggero e gNews, il dibattito si concentra sulla legittimità delle correzioni automatizzate e sulle procedure di notifica digitale che hanno coinvolto migliaia di candidati. In questo articolo analizzeremo come la giustizia amministrativa stia bilanciando l'efficienza tecnologica con il diritto di difesa. Attraverso l'esame delle norme e dei principi di trasparenza, ricostruiremo la vicenda e proporremo un caso gemello didattico per illustrare i rischi e le tutele attivabili in situazioni di selezione automatizzata.

In sintesi

Il contributo esamina il contenzioso relativo ai concorsi del Ministero della Giustizia, soffermandosi sulle contestazioni aventi ad oggetto gli algoritmi di correzione e le notifiche per pubblici proclami. Muovendo dall'analisi del Codice del Processo Amministrativo e del GDPR, viene approfondito il principio di conoscibilità dell'algoritmo. Si propone altresì un caso gemello didattico per illustrare il riparto dell'onere della prova nelle ipotesi di malfunzionamento dei tablet, unitamente alle principali strategie difensive azionabili dai candidati esclusi.

  1. Il fatto

    Secondo quanto riportato da Il Messaggero, gNews ed Enti Locali & PA, tra il 2021 e il 2023 il Ministero della Giustizia ha avviato procedure per migliaia di posti, inclusi oltre 8.000 addetti all'Ufficio per il Processo. Migliaia di candidati esclusi hanno impugnato le graduatorie davanti al TAR Lazio, lamentando errori nei sistemi informatici di correzione.

    La vicenda, inizialmente ferma alle fasi cautelari, è approdata in appello davanti al Consiglio di Stato. I ricorrenti sostengono che l'algoritmo di correzione automatizzata fosse una cosiddetta «scatola nera» priva di trasparenza. Un punto critico riguarda la notifica per pubblici proclami: per raggiungere le migliaia di controinteressati, il tribunale ha autorizzato la pubblicazione sul sito del Ministero, modalità contestata da chi sostiene di non aver ricevuto un'adeguata informazione in merito al processo pendente.

  2. Le norme in gioco

    Le norme centrali includono gli articoli 41 e 52 del Codice del Processo Amministrativo (D.Lgs. 104/2010), che regolano la notifica per pubblici proclami quando il numero dei destinatari rende difficile la notifica individuale. Sul piano sostanziale, gli articoli 1 e 3 della Legge 241/1990 impongono trasparenza e motivazione per ogni atto amministrativo.

    Infine, l'articolo 22 del GDPR stabilisce il diritto di non essere sottoposti a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati (AI o algoritmi) senza una supervisione umana significativa, principio fondamentale per contestare valutazioni prodotte esclusivamente da software.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che l'algoritmo utilizzato dalla Pubblica Amministrazione deve essere considerato a tutti gli effetti un atto amministrativo informatico. Di conseguenza, vige il principio di conoscibilità: i criteri logico-matematici devono essere accessibili e comprensibili.

    I giudici hanno inoltre elaborato il principio dello «human in the loop», stabilendo che una decisione automatizzata non può mai essere completamente priva di una verifica umana che ne garantisca la logicità. Tuttavia, nei casi di quiz a risposta multipla, i tribunali tendono a riconoscere un'ampia discrezionalità tecnica alla commissione, annullando le prove solo in presenza di errori di fatto macroscopici o quesiti scientificamente errati.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    L'avvocato che assiste un candidato in un maxi-concorso deve:

    1. Istruire il cliente sull'importanza della contestazione immediata a verbale in caso di problemi tecnici (tablet bloccati o crash).
    2. Monitorare costantemente i siti istituzionali per intercettare notifiche per pubblici proclami che potrebbero far decorrere i termini per l'impugnazione.
    3. Richiedere sempre l'accesso alla logica dell'algoritmo e non solo ai risultati, invocando il GDPR e la trasparenza amministrativa.
    4. Valutare attentamente la proposizione di una querela di falso se il verbale della commissione nega malfunzionamenti che il cliente ritiene documentabili.

Riferimenti: Articoli 41 e 52 D.Lgs. 104/2010 (Codice del Processo Amministrativo)Articoli 1 e 3 Legge 241/1990 (Trasparenza Amministrativa)Articolo 22 Regolamento UE 2016/679 (GDPR)D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico Pubblico Impiego)

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAM

Domande frequenti

Cosa fare se il tablet si blocca durante un concorso pubblico?

È fondamentale chiamare immediatamente il personale di vigilanza e pretendere che l'incidente venga messo a verbale con precisione. Senza una traccia nel verbale d'esame, è estremamente difficile dimostrare il malfunzionamento in sede di ricorso amministrativo.

È possibile conoscere il codice dell'algoritmo che ha corretto il mio test?

Sì, la giurisprudenza riconosce il diritto di accesso alla logica dell'algoritmo. L'amministrazione non può negarlo invocando il segreto commerciale della società informatica fornitrice, poiché prevale il diritto alla trasparenza dell'atto amministrativo.

Quanto tempo ho per impugnare una graduatoria pubblicata per pubblici proclami?

Il termine ordinario per il ricorso al TAR è di 60 giorni dalla pubblicazione. Nel caso di pubblici proclami, il termine decorre solitamente dalla data di pubblicazione indicata dal tribunale o dall'amministrazione sul proprio sito istituzionale.

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