Il caso spiegato

Caso Visibilia: tra bilanci contestati e immunità parlamentare

6 min di lettura · Aggiornato a maggio 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa

La vicenda giudiziaria nota come caso Visibilia si articola, nel maggio 2026, nel proseguimento del dibattimento di primo grado dinanzi al Tribunale di Milano e nella pendenza di una delicata decisione della Corte costituzionale. Secondo quanto riportato dai principali organi d'informazione, il procedimento attiene a presunte irregolarità gestionali e contabili commesse tra il 2016 e il 2022, che vedono coinvolti i vertici di un noto gruppo editoriale quotato. Attraverso l'esame delle tesi accusatorie e delle opzioni difensive, il contributo analizza la fattispecie di false comunicazioni sociali e la gestione delle erogazioni pubbliche durante l'emergenza pandemica. Nella sezione conclusiva, viene esaminato un caso gemello anonimizzato al fine di illustrare le dinamiche tecniche del giudizio senza interferire con la cronaca giudiziaria in corso.

In sintesi

Il contributo analizza il caso Visibilia soffermandosi sul rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dell'INPS. Vengono approfonditi il quadro normativo di cui all'art. 2622 c.c. e il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale relativo all'utilizzabilità della corrispondenza del parlamentare. La trattazione comprende l'esame di un caso didattico diretto a illustrare il riparto dell'onere della prova e le strategie difensive in tema di valutazione delle immobilizzazioni immateriali e di dolo specifico.

  1. Il fatto

    Secondo quanto riportato da testate quali Il Sole 24 Ore, ANSA e La Repubblica, il caso Visibilia vede coinvolta Daniela Santanchè, indagata e successivamente rinviata a giudizio quale ex presidente e azionista del gruppo.

    Il primo filone attiene alle false comunicazioni sociali: l'ipotesi accusatoria sostiene che, tra il 2016 e il 2022, i bilanci siano stati alterati sovrastimando l'avviamento e il valore dei siti web al fine di dissimulare le perdite ed evitare il dissesto. Il secondo filone ipotizza il reato di truffa aggravata ai danni dell'INPS per l'indebita percezione della cassa integrazione guadagni con causale Covid-19 in relazione a dipendenti che avrebbero continuato a svolgere le proprie mansioni.

    Al maggio 2026, il giudizio di primo grado pende dinanzi al Tribunale di Milano; tuttavia, il filone relativo ai contributi previdenziali è condizionato dal conflitto di attribuzione sollevato dal Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale in merito all'acquisizione delle e-mail della senatrice senza la previa autorizzazione prevista dall'art. 68 della Costituzione.

  2. Le norme in gioco

    Al centro della vicenda si colloca l'art. 2622 c.c., che disciplina le false comunicazioni sociali nelle società quotate. La norma sanziona gli amministratori che, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, espongono nei bilanci o nelle altre comunicazioni sociali fatti materiali non rispondenti al vero, inducendo in errore i destinatari.

    In ambito previdenziale, rileva l'art. 640, secondo comma, n. 1, c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), che punisce chi ottenga indebitamente contributi statali mediante artifizi o raggiri. Sotto il profilo civilistico, rilevano gli artt. 2392 e 2394 c.c. in materia di responsabilità degli amministratori per inosservanza dei doveri di gestione e per il danno arrecato all'integrità del patrimonio sociale a garanzia dei creditori.

  3. Cosa dice la giurisprudenza

    La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il falso in bilancio può configurarsi anche attraverso valutazioni estimative, il cosiddetto falso valutativo, qualora i criteri adottati si discostino in modo palese e ingiustificato dai principi contabili di riferimento e non siano esplicitati in nota integrativa. È consolidato l'orientamento secondo cui il dolo specifico deve essere sorretto dall'intenzione di conseguire un ingiusto profitto o di ingannare il pubblico.

    In tema di responsabilità degli amministratori privi di deleghe, la Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di agire informati impone di adoperarsi in presenza di segnali di allarme anomali o sospetti, non potendo il consigliere esonerarsi da responsabilità adducendo la mera ignoranza di fatti gestionali approvati dal consiglio.

  4. Analisi redatta e verificata con edit.legal

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  5. Cosa insegna ai professionisti

    In primo luogo, emerge la necessità di corredare ogni stima di beni immateriali con perizie asseverate indipendenti e un'esaustiva informativa in nota integrativa, così da prevenire addebiti per falso valutativo. In secondo luogo, occorre adottare modelli organizzativi e di controllo idonei a garantire la tracciabilità rigorosa delle presenze aziendali durante il ricorso ad ammortizzatori sociali.

    In terzo luogo, per i patrocinanti legali, risulta centrale la costante verifica della conformità costituzionale delle modalità di acquisizione della prova digitale, con particolare riguardo alle garanzie e immunità previste dall'ordinamento.

Riferimenti: Articolo 2622 Codice CivileArticolo 640 comma 2 n. 1 Codice PenaleArticolo 2639 Codice CivileArticolo 68 Costituzione ItalianaArticolo 2392 Codice Civile

Avv. Federico Papa
Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa·ICAM

Domande frequenti

Quali sono le pene previste per il falso in bilancio nelle società quotate?

Ai sensi dell'art. 2622 c.c., la pena edittale per gli amministratori di società quotate che espongono fatti materiali non rispondenti al vero al fine di conseguire un ingiusto profitto è la reclusione da 3 a 8 anni.

Cosa succede se le prove informatiche vengono acquisite senza autorizzazione parlamentare?

Qualora la Corte costituzionale accerti la violazione dell'art. 68 Cost., i documenti e la corrispondenza acquisiti contra legem sono dichiarati inutilizzabili nel processo penale, determinando l'espulsione degli stessi dal compendio probatorio.

Esiste la prescrizione per i reati societari legati a bilanci datati?

Sì, i termini di prescrizione sono parametrati alla pena massima edittale del reato e coordinati con gli atti interruttivi del procedimento. Per i fatti risalenti nel tempo, l'estinzione del reato per decorso del termine prescrizionale costituisce un'eventualità collegata alla durata delle fasi processuali.

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