Il caso spiegato
Diritto d'autore e addestramento dell'AI: il punto sulla protezione dei contenuti nel 2025
7 min di lettura · Aggiornato a giugno 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa
La questione dell'impiego di contenuti protetti per l'addestramento dei modelli linguistici ha raggiunto un punto di svolta alla fine del 2025. Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale e internazionale tra la fine del 2023 e la fine del 2025, il contrasto tra i principali gruppi editoriali e gli sviluppatori di AI si è tradotto in un complesso contenzioso sulla legittimità delle attività di estrazione di dati. Il presente contributo analizza l'evoluzione normativa e giurisprudenziale, partendo dai casi di maggiore risonanza per offrire una sintesi operativa a beneficio dei professionisti. Attraverso la ricostruzione dei fatti e l'esame del quadro normativo aggiornato alla luce della recente Legge 132/2025, viene illustrato come l'ordinamento italiano stia affrontando le sfide poste dalla GenAI. La trattazione si conclude con un caso gemello didattico volto a mostrare l'applicazione pratica del meccanismo di opt-out e le strategie di tutela azionabili dai titolari dei diritti d'autore.
In sintesi
Il contributo esamina il contenzioso tra titolari dei diritti d'autore e sviluppatori di AI, soffermandosi sul caso New York Times c. OpenAI e sulle azioni promosse in Italia da RTI e Medusa Film. Vengono analizzati la Direttiva (UE) 2019/790, l'AI Act e la Legge 132/2025, con specifico approfondimento sulle eccezioni in materia di Text and Data Mining e sulla disciplina dell'opt-out. Mediante l'analisi di una fattispecie didattica a titolo esemplificativo, l'articolo illustra la ripartizione dell'onere probatorio e i rimedi di natura civile azionabili in caso di violazione del diritto d'autore.
Il fatto
La cronaca giudiziaria recente è segnata dallo scontro tra i creatori di contenuti e le aziende tecnologiche. Secondo quanto riportato da Wired Italia e Il Messaggero, la vicenda paradigmatica ha avuto inizio il 27 dicembre 2023, quando il New York Times ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft dinanzi alla Federal District Court di Manhattan, contestando l'impiego non autorizzato di milioni di articoli protetti per l'addestramento di modelli quali GPT-4.
Attualmente il procedimento si trova nella fase di discovery (istruttoria probatoria), dopo che il tribunale ha respinto le prime istanze di rigetto formulate dalle convenute. In Italia, testate quali Diritto.it hanno evidenziato azioni analoghe promosse nel dicembre 2025 da RTI e Medusa Film contro sviluppatori di AI per l'utilizzo non autorizzato di contenuti audiovisivi. Gli editori sostengono che l'AI non si limiti all'apprendimento, ma riproduca frammenti quasi identici agli originali (fenomeno noto come regurgitation), ponendosi in diretta concorrenza commerciale con le fonti primarie.
Le norme in gioco
Il quadro normativo di riferimento si articola tra la Direttiva (UE) 2019/790 e la Legge 22 aprile 1941, n. 633 (di seguito LDA). L'Art. 4 della Direttiva introduce l'eccezione per il Text and Data Mining (TDM) a fini commerciali, recepita nell'ordinamento italiano dall'Art. 70-quater LDA. Tale disposizione consente l'estrazione automatizzata di dati, a condizione che il titolare dei diritti non abbia espresso una formale riserva (opt-out) mediante strumenti leggibili dalla macchina.
Di recente, la Legge 132/2025 ha introdotto l'Art. 70-septies LDA, il quale specifica gli obblighi a carico dei fornitori di modelli di AI, richiamando i doveri di trasparenza previsti dal Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act). L'inosservanza di tali prescrizioni può comportare l'inibitoria all'impiego del dataset, il risarcimento del danno ai sensi dell'Art. 158 LDA e, nei casi più gravi, l'ordine di distruzione dei pesi del modello illecitamente addestrato.
Cosa dice la giurisprudenza
Secondo quanto analizzato dalle principali riviste specializzate, tra cui Diritto.it, la giurisprudenza di merito europea sta delineando i confini del TDM. Orientamenti recenti hanno chiarito che l'eccezione per scopi di ricerca scientifica non può essere invocata da enti che, pur operando senza scopo di lucro, costituiscono dataset destinati all'impiego da parte di partner commerciali per lo sviluppo di prodotti concorrenziali.
È stato altresì precisato che la riserva dei diritti deve essere rispettata non soltanto ove inserita nei file di configurazione del server (quali il file robots.txt), ma anche qualora sia prevista nelle condizioni generali di contratto del sito web, purché rese conoscibili. I collegi giudicanti hanno evidenziato che, ove l'output fornito dal sistema di AI sia idoneo a sostituire la consultazione dell'opera originale, la condotta integra a tutti gli effetti una violazione del diritto esclusivo di riproduzione.
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Cosa insegna ai professionisti
1. Adozione di misure tecniche: sul piano della consulenza legale non è sufficiente la mera clausola contrattuale; occorre raccomandare l'adozione di protocolli di opt-out effettivamente leggibili dalle macchine.
2. Trasparenza ex AI Act: avvalersi dei nuovi obblighi di trasparenza introdotti dalla normativa europea per richiedere la ostensione delle informazioni e dei log di addestramento.
3. Analisi degli output a fini probatori: monitorare le risposte dei sistemi di AI per individuare fenomeni di memorizzazione o riproduzione di elementi creativi, elementi probatori decisivi per dimostrare la violazione del diritto d'autore.
Riferimenti: Direttiva (UE) 2019/790Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act)Legge 22 aprile 1941, n. 633 (LDA)Legge 132/2025
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Domande frequenti
Quali sanzioni rischia chi addestra l'AI su dati protetti?
I rimedi sono prevalentemente di natura civile: inibitoria dell'attività, risarcimento del danno e, in specifici casi, l'ordine giudiziale di cancellazione del dataset o di attuazione del cosiddetto machine unlearning (rimozione delle informazioni dal modello).
È sufficiente inserire la dicitura «vietato l'uso per l'AI» sul proprio sito web?
In base alla normativa europea, la riserva dei diritti deve essere espressa tramite strumenti tecnici leggibili dalla macchina per essere opponibile alle attività di estrazione di dati a fini commerciali.
L'AI Act protegge i diritti d'autore italiani?
L'AI Act impone agli sviluppatori precisi obblighi di trasparenza relativi alla rendicontazione dei contenuti impiegati per l'addestramento, agevolando i titolari dei diritti nell'esercizio delle tutele previste dalla legge sul diritto d'autore.
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