Guida pratica
Come redigere un'istanza di cancellazione (diritto all'oblio) con l'AI
4 min di lettura · Aggiornato a giugno 2026 · Supervisione editoriale: Avv. Federico Papa
L'istanza di cancellazione dei dati personali, espressione del diritto all'oblio, costituisce lo strumento fondamentale disciplinato dall'art. 17 del GDPR per consentire all'interessato di ottenere la rimozione delle proprie informazioni dal database del titolare del trattamento. Tale istanza si inserisce nel quadro dei diritti garantiti dal Regolamento (UE) 2016/679 al fine di assicurare il controllo dell'individuo sui propri dati. Il rimedio mira a ripristinare la riservatezza dell'interessato qualora il trattamento non sia più giustificato da finalità lecite ovvero siano venuti meno i presupposti di necessità. Per garantire l'accoglimento della richiesta, il professionista deve sussumere correttamente la fattispecie concreta in una delle ipotesi tassativamente previste dalla norma.
In sintesi
L'istanza di cancellazione ex art. 17 GDPR, redatta tramite AI, permette la rimozione dei dati personali quando cessano le finalità o avviene la revoca del consenso. Il professionista verifica la legittimazione attiva ex art. 12 GDPR e l'assenza di eccezioni legali. L'atto richiede l'indicazione di categorie e URL, oltre al richiamo degli obblighi di comunicazione ai terzi ex art. 19 GDPR. Il titolare risponde entro un mese, termine prorogabile di due. L'inerzia legittima il reclamo al Garante o il ricorso giudiziario.
I passaggi
- 1.
Identificazione del presupposto giuridico
Il professionista deve preliminarmente accertare la sussistenza di uno dei motivi tassativi previsti dall'art. 17 GDPR, quali la cessazione delle finalità del trattamento o la revoca del consenso. È essenziale verificare l'assenza di eccezioni legali, come l'adempimento di un obbligo di legge o l'esercizio del diritto di difesa in giudizio, che prevalgono sulla richiesta di cancellazione. Una corretta qualificazione del presupposto previene rigetti pretestuosi da parte del titolare del trattamento.
- 2.
Verifica dell'identità dell'interessato
Sebbene l'art. 12 GDPR imponga al titolare di agevolare l'esercizio dei diritti dell'interessato, la norma richiede comunque la certezza dell'identità del richiedente. Il professionista deve allegare documentazione idonea ad attestare la legittimazione attiva, specialmente in caso di istanze trasmesse tramite canali non certificati. In assenza di tale prova, il titolare può legittimamente rifiutare di dare seguito alla richiesta, adducendo un ragionevole dubbio sull'identità.
- 3.
Indicazione analitica dei dati da rimuovere
Una richiesta generica di cancellazione dell'intero patrimonio informativo risulta spesso inefficace o sproporzionata, generando ritardi nell'evasione. È necessario elencare in modo puntuale le categorie di dati o le specifiche informazioni, quali URL di pagine web o stringhe di ricerca, di cui si chiede la definitiva rimozione. La precisione tecnica nel perimetrare l'oggetto dell'istanza agevola l'esecuzione materiale della cancellazione e riduce i margini di contestazione.
- 4.
Richiamo agli obblighi di comunicazione verso terzi
Ai sensi dell'art. 19 GDPR, il titolare è tenuto a comunicare la cancellazione a ciascuno dei destinatari cui sono stati trasmessi i dati personali. L'istanza deve esplicitare tale onere per garantire che gli effetti del diritto all'oblio si estendano oltre la sfera del singolo titolare interpellato. Il professionista deve richiedere espressa conferma dell'avvenuta notifica ai terzi per assicurare la piena tutela della riservatezza del cliente.
- 5.
Monitoraggio dei termini di riscontro
In forza dell'art. 12 GDPR, il titolare del trattamento deve fornire riscontro sulle azioni intraprese senza ingiustificato ritardo e, al più tardi, entro un mese dal ricevimento della richiesta. Tale termine può essere prorogato di due mesi nei casi di particolare complessità, previa tempestiva e motivata comunicazione. Il professionista deve monitorare la decorrenza dei termini per attivare prontamente le tutele dinanzi al Garante o all'autorità giudiziaria.
- 6.
Conservazione delle prove di invio e consegna
Onde garantire la proficuità del rimedio in caso di inerzia o inadempimento del titolare, è indispensabile conservare la prova certa dell'avvenuta ricezione dell'istanza tramite PEC o raccomandata A/R. La dimostrazione dell'invio e della consegna rappresenta la condizione di procedibilità per l'instaurazione di eventuali azioni legali successive. Il professionista deve altresì archiviare la corrispondenza per documentare eventuali risposte elusive o dinieghi privi di congrua motivazione.
Base giuridica: art. 12 GDPRart. 17 GDPRart. 19 GDPR
La struttura del modello
Le sezioni che compongono l'atto, nell'ordine canonico. Il modello completo si apre e si compila direttamente in edit.legal.
Mittente
Dati identificativi completi dell'interessato che esercita il diritto alla cancellazione.
Titolare del trattamento
Indicazione del soggetto destinatario dell'istanza e dei recapiti del Responsabile della Protezione dei Dati (DPO), se designato.
Oggetto: diritto alla cancellazione
Formale esercizio del diritto all'oblio mediante espresso richiamo all'art. 17 GDPR.
Motivo della richiesta
Esposizione delle ragioni di fatto e di diritto rientranti tra le ipotesi tassative che legittimano la cancellazione.
Richiesta di cancellazione
Formulazione della richiesta di rimozione dei dati ed espresso richiamo all'obbligo di notifica ai terzi ex art. 19 GDPR.
Luogo, data, sottoscrizione
Firma dell'interessato ed elenco degli allegati idonei ad attestarne l'identità.
Errori da evitare
- Omessa allegazione di un documento di identità in corso di validità, idonea a consentire al titolare di sospendere legittimamente l'istanza ex art. 12 GDPR.
- Formulazione dell'istanza di cancellazione per dati necessari all'adempimento di un obbligo di legge, ipotesi che costituisce espressa deroga al diritto all'oblio.
- Mancato richiamo all'obbligo di comunicazione ai terzi destinatari ex art. 19 GDPR, con conseguente limitazione dell'efficacia della tutela.
- Impiego di motivazioni generiche senza specificare quale tra le ipotesi tassative previste dall'art. 17, par. 1, GDPR sia applicabile alla fattispecie.
Domande frequenti
Qual è il termine massimo per ricevere una risposta dal titolare?
Il titolare deve rispondere entro un mese dal ricevimento, termine prorogabile di ulteriori due mesi nei casi più complessi. Il decorso del termine senza riscontro motivato legittima il ricorso al Garante o all'autorità giudiziaria.
L'esercizio del diritto alla cancellazione comporta costi o contributi?
L'esercizio del diritto è gratuito ai sensi dell'art. 12 GDPR. Soltanto in ipotesi di richieste manifestamente infondate o eccessive il titolare può addebitare un contributo spese ragionevole o rifiutare di soddisfare l'istanza.
Cosa occorre fare se il titolare nega ingiustificatamente la cancellazione?
L'interessato può proporre reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure adire l'autorità giudiziaria ordinaria. Entrambe le azioni presuppongono la prova della preventiva istanza rimasta insoddisfatta.

Cosa automatizza edit.legal
- —Verifica automatizzata della sussistenza dei presupposti legali ex art. 17 GDPR per minimizzare il rischio di rigetto dell'istanza.
- —Generazione istantanea di clausole per l'obbligo di notifica ai terzi destinatari ex art. 19 GDPR sulla base dei dati inseriti.
- —Monitoraggio intelligente del termine ordinario di un mese previsto dall'art. 12 GDPR con sistema di avvisi per il professionista.
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Prova edit.legal gratisQuesta guida ha finalità puramente informative e non sostituisce la consulenza di un avvocato sul caso concreto.